In attesa che la legge sui caregiver, il cui disegno è stato presentato nel 2024, veda la luce, accontentiamoci di una storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in materia di discriminazione verso il caregiver di una persona disabile.
Come scrive Loredana Ligabue su Vita.it, “la Corte, con la sentenza C-34/24 pubblicata l’11 settembre 2025, ha stabilito che una prassi aziendale come il rifiuto di concedere turni di lavoro flessibili al lavoratore caregiver può costituire una discriminazione indiretta se ha un impatto sproporzionato su un genitore che deve accudire un figlio gravemente disabile.
Questo lavoratore caregiver ha diritto ad avere «accomodamenti ragionevoli», in particolare per quanto riguarda l’orario di lavoro e le mansioni da svolgere, al fine di consentirgli di prestare assistenza e cura.
L’invecchiamento della popolazione e il diffondersi di patologie cronico-degenerative, hanno determinato una domanda crescente di cura a lungo termine. Il gap tra il bisogno di assistenza quotidiana e un sistema di welfare caratterizzato da risorse decrescenti e servizi sempre più prestazionali, ha visto un forte carico di cura gravare su famiglie sempre più ridotte in termini di componenti, con una crescente diffusione della dimensione unifamiliare. In questo quadro il carico di cura è diventato sempre più pesante da sostenere e da conciliare con il lavoro.
Essere caregiver e lavoratrice o lavoratore dipendente o autonomo comporta un forte stress derivante dall’esigenza di rispondere ai bisogni (spesso imprevedibili e incomprimibili) della persona cara assistita. Il protrarsi nel tempo della condizione di caregiver rischia di portare all’abbandono della condizione lavorativa, in particolare per le donne sopra i 45 anni, con conseguente perdita di indipendenza economica, possibilità di autorealizzazione, stabilità sociale, valorizzazione delle competenze maturate sul lavoro. Si tratta di perdite che impattano sulla vita delle persone, ma anche sul patrimonio professionale delle imprese.
Già oggi più di 4 milioni e mezzo di persone inserite nel mercato del lavoro sono impegnate per oltre 20 ore settimanali in attività di cura di una persona cara (fonte Istat, Indagine europea sulla salute, 2019)”.


