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Balneazione e animali al tempo del Coronavirus

Si è svolto oggi, 7 luglio, l’XI degli interessanti webinar organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità  (ISS) con la Federazione delle Malattie Rare UNIAMO.

Due gli interventi particolarmente utili.

Diana Gagliardi, Componente del Comitato Tecnico Scientifico del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’INAIL, ha svolto un intervento su un tema attuale: la balneazione in tempo di Coronavirus.

In Italia il settore balneare è molto importante, anche perché l’Italia possiede un quarto delle acque di balneazione europee, 5.539 su 22.131 totali, di cui 4.871 marine e 668 interne (laghi e fiumi). Il 50% dei litorali italiani è caratterizzato da coste sabbiose (3.346 chilometri), il 34% da tratti rocciosi e il 16% è occupato da porti, aree industriali e insediamenti turistici. Il 42% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari.

Il 62% degli italiani sceglie la vacanza al mare e di questi il 76% usufruisce dei servizi di uno stabilimento balneare.

Per rendere sicuri in tempo di Coronavirus gli stabilimenti sono stati presi molti accorgimenti. Per esempio è stato definito un limite di capienza, un distanziamento, percorsi di entrata e uscita separati, sono numerate le postazioni e registrata ogni persona che le occupa.

In Campania, Sicilia, Sardegna ed altre regioni si sta sperimentando anche una app, progetto Spazio.0 con cui ad esempio si può controllare l’indice di occupazione di una spiaggia, verde quando è libera e quindi consigliabile accedervi, rosso quando è affollata, satura, quindi meglio andare altrove.

I lavoratori degli stabilimenti devono indossare la mascherina chirurgica, avere una corretta igiene delle mani, indossare i guanti in nitrile quando allestiscono o rimuovono gli ombrelloni, sdraio ecc., fare una adeguata pulizia di spogliatoi e servizi igienici.

La rianimazione di un soggetto che ha rischiato l’annegamento non può essere fatta con la respirazione bocca a bocca, ma solo con il ventilatore meccanico per non rischiare il contagio da parte del soccorritore.

L’altro intervento che segnaliamo è quello del veterinario dell’ISS Umberto Agrimi, che ha parlato di “Animali da compagnia e Covid” segnalando che tra le pubblicazioni dell’Istituto c’è un rapporto dedicato. Sapete quanti animalo abbiamo nelle nostre case? Sette milioni e mezzo di gatti e sette milioni di cani. Agrimi ha ricordato come tutto è nato da un pipistrello per arrivare all’uomo. Ma il contagio non è finito per cui nel mondo ci sono casi di animali tutti appartenenti a nuclei familiari colpiti da Covid. Singolare il contagio della tigre del Bronx o dei visoni dell’allevamento olandese. Una piccola maggiore suscettibilità, ma si parla di numeri bassi, è quella del gatto rispetto al cane. Guardate le due slide “Quello che sappiamo” e “Quello che non sappiamo”, sono interessanti. Comunque, in generale, non bisogna preoccuparsi. Il contagio importante rimane quello da uomo a uomo.

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